The XX a Roma: il concerto che vorrei ogni giorno

Purtroppo non viaggio sempre con la macchina fotografica e il mio cellulare ha smesso di fare foto belle come una volta. D’altronde ha quasi tre anni di vita e non posso chiedergli un impegno eccessivo. Peccato però, perchè la serata del 10 luglio scorso a Roma meritava di essere immortalata con un obiettivo decente. Il concerto della band inglese The XX è stato a dir poco superlativo e, per quell’oretta e mezzo risicata, mi ha fatto dimenticare anche tutte le peripezie che ho passato per giungere all’Ippodromo delle Capannelle. Ma andiamo con ordine.

Peripezia numero 1

Mi reputo una ragazza abbastanza smart: viaggio con acqua, fazzoletti e smartphone in borsa. Se posso, faccio tutto con un click e fondamentalmente affido le mie speranze nelle app di Google e Moovit (a questo proposito, ne avevo parlato meglio qui). E questo è esattamente quello che ho fatto anche per il concerto de The XX a Roma: ho calcolato il percorso per arrivare in tempo utilizzando metro e autobus. Risultato? Sono finita nel nulla, tra capannoni, strada provinciale, raccordo e magazzini di supermercati famosi. Ho camminato a piedi rischiando la morte per il caldo e per il traffico per circa 30 minuti. Mi facevano pale i piedi, ero sudata, sporca e avevo paura di non arrivare in tempo.

Autobus Atac Roma

Torno sconsolata alla fermata dell’Atac, al punto di partenza e mi rassegno: chiamo un taxi e bella. Ovviamente, non avendo mai preso un taxi a Roma, la prima cosa che faccio è googlare “numero taxi a roma”. Chiamo il primo risultato e – udite udite – sembra che sia inesistente.
No, il mondo non può avercela con me così tanto. Faccio un respiro e mi incammino verso un ristorante disagiato lungo la strada che avevo persorso già 2 volte. Mentre mi avvicino, vedo che, come me, ci sono altri 4 ragazzi in panico. Anche loro, come me, sono stati mandati lì da qualche app, convinti di essere a pochi metri dalle Capannelle. Come se ci fossimo conosciuti da settimane, iniziamo a parlare e “scrocchiamo” un passaggio a una coppia in macchina CARINISSIMA. Quei due ci hanno salvato la vita e il concerto.

Peripezia numero 2

Facciamo una colletta per pagargli il parcheggio: è il minimo! Dopo, però, ci perdiamo per la folla all’ingresso. Faccio la fila e prendo gli ultimi sorsi di acqua prima che mi venga confiscata. Quando arrivo al tornello, mi dicono che devo tornare indietro, uscire dall’Ippodromo e andare a cambiare il mio biglietto al banco degli accrediti. E quindi, come un livello di SuperMario, esco dal labirinto delle transenne e vado a prendere il nulla osta riservato ai disgraziati che dovevano andare al concerto (annullato) degli XX a Firenze.

Peripezia numero 3

Il ritorno dalle Capannelle è un capitolo a parte. Per tornare in città, se non hai la macchina, hai 5 opzioni:

  1. prendere il notturno, anzi, 3 notturni: ci vogliono almeno 3 cambi per arrivare a Termini;
  2. utilizzare il servizio navetta al costo di 5 euro, sperando ci sia posto;
  3. prendere il treno dalla stazione delle Capannelle fino a Termini;
  4. fare autostop;
  5. pregare.

Ho scelto la terza via, su rotaia. Il concerto è finito alle 23:40 circa e il treno partiva un’ora dopo esatta. Ci siamo ritrovati in centinaia ad aspettare lungo il marciapiede, con il sonno che incombeva e la polvere appiccicata sulla pelle.
Nel frattempo, ho finito tutti i soldi cash: sono rimasta con 2 euro e 59 (anche i centesimi, in alcuni casi, contano). Il biglietto per Termini costa 3 euro. “Bene, sono fottuta”, penso.
Invece, per fortuna, la solidarietà tra donne sta prendendo forma e riesco a comunque a salire sulla carrozza climatizzata.

Birra rigenerante a fine concerto

Peripezia numero 4

Salgo a casa, finalmente. Ho due desideri: fare una doccia e bere la Moretti che mi ero messa in fresco prima di uscire.
Entro in bagno e scopro che la luce si è fulminata, non si vede un fico secco. Posso solo lavarmi i denti, illuminando l’ambiente con il flash del cellulare.
Rimane la birra. Ah, no, scusate: qualcuno ha pensato di berla mentre ero assente. La trovo finita sul tavolo della cucina.
Ricapitolando: sono sporca e senza una lira, ho una bolla sotto il piede e bevo acqua “calda” perchè nessuno l’ha rimessa in frigo. Ma ne è valsa la pena!

Perchè sorrido come una scema nonostante tutto?

Sorriso #1

The XX hanno reso il mio primo giorno da 27enne indimenticabile. Mi hanno fatto ridere, piangere, commuovere insieme a loro. Mi hanno fatto ballare e mi hanno ricordato tante cose belle del mio passato: è stato un augurio per il futuro, per quello che ancora deve accadere.

Sorriso #2

Andare ai concerti da sola mi fa sentire “adottata” dal pubblico. Mi sembra di poter conoscere tutti e poter sciogliermi tra la gioia comune.

Sorriso #3

So che torno a casa e ci sei tu.

Sorriso #4

Ok, è vero: i The XX hanno suonato a stento un’ora e 20, ci aspettavamo qualche pezzo in più. I Token se li potrebbero mettere dove sappiamo; l’organizzazione cerca di comprarci con le cartine e i filtri gratis; il PostePay Rock in Roma sembra un parco giochi in miniatura pensato per solo per fare soldi. Ma tutto questo si annulla quando Romy e Oliver ringraziano di cuore tutti noi che siamo lì a sentirli. “I see you”: vedono e ringraziano ognuno di noi, nessuno escluso. Perchè se la magia esiste è grazie ai singoli presenti.

Sorriso #5

Jamie xx, adoro. Torna presto per farci ballare, so che lo vorresti!

 

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