Generazione Metal Slug

Sono arrivata in ufficio e i miei “capi” non stavano nella pelle. Tre ragazzi, tutti e tre trentasettenni (no, non è uno scioglilingua) saltellavano da un lato all’altro della stanza, spostavano mobili e pulivano angoli da una polvere alta quanto me. Capisco subito che qualcosa è cambiato. Davanti a me si palesano almeno 3 possibilità, ovvero:

  1. sta arrivando un cliente importante (magari una bella ragazza) e devono fare bella figura;
  2. aspettano una o più “mogli” e devono dimostrare di saper badare a un immobile senza la loro supervisione;
  3. è arrivato il nuovo videogame.

Bingo. La terza opzione si conferma essere quella più plausibile e reale. Nella parte sgomberata dell’ingresso si erge una di quelle “cabine” (passatemi il termine spicciolo) che andavano tantissimo di moda negli anni ’90.

“Dentro ci sono ben 300 giochi! Dimmi quale ti piaceva che lo troviamo!”

L’entusiasmo si taglia a fette, ovviamente. A dirvi la verità, oltre che Puzzle Bubble e Metal Slug ricordo che mi piacessero pochi altri giochi. Sì, certo, conoscevo Tekken e altri passatempi picchiaduro, ma le care e sante cinquecento lire preferivo investirle in gelati. Sono sempre stata una golosa inguaribile.

Videogiochi e Muhammad Ali
Videogiochi e Muhammad Ali

Eppure, sarà il caso ma dopo aver rivisto le rocambolesche disavventure di Metal Slug sullo schermo, ho avuto il desiderio folle di cercare su Youtube alcune canzoni che non sentivo da tempo. Tutte rigorosamente tremende, da nausea. Ripensandoci erano tutti pezzi che passava MTV nei primissimi anni 2000, quando ancora si registrava la musica sulle cassette e non sapevamo cosa fosse Spotify. E proprio mentre ascoltavo le Ta Tu, The Rasmus e gli Evanescence, mi è salita una malinconia pazzesca, un desiderio irrefrenabile di stare bene, di sentirmi felice anche in mezzo al disagio fatto di pixel.

Meta Slug
Meta Slug

Come in Metal Slug, anch’io desidero avere bombe a mano e tritolo, combattere le avversità con una doppia vita di riserva e recuperare punti bonus. Ma apro gli occhi e continuo a fare parte di quella generazione all’avanguardia che ha tutto, è tecnologica ed è formata. Allo stesso tempo, però, si ritrova spaesata in una dimensione che toglie aria, prospettive, speranze. In un mondo in cui anche MTV ha smesso di farsi chiamare MTV, rimangono solo i ricordi a cui aggrapparsi. Perciò, rallegriamoci per un flipper rimesso a nuovo e continuiamo a rifiutare le richieste di Candy Crash che ci arrivano su Facebook.

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